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sabato 18 maggio 2013

BELGIO E SVEZIA MESSE ASSIEME NON FANNO L'ECONOMIA DEL NORD ITALIA

L'economia di Lombardia, Veneto, Piemonte e Friuli Venezia Giulia vale, a parità di potere d'acquisto, più di quelle di Belgio e Svezia messe insieme. Considerando il PIL prodotto in un anno (dati 2010), le regioni del Nord Italia in classifica sarebbero prima di Polonia, Olanda, Belgio, Svezia e Austria.

Con oltre 583 miliardi di Euro nel 2011, il Prodotto Interno Lordo prodotto dalle quattro regioni equivale al 40% del complessivo italiano. E 1 impresa su 3 attiva in Italia ha sede tra Lombardia, Piemonte, Veneto e Friuli (e il dato sale al 40% contando solo le imprese manifatturiere).

Un tessuto imprenditoriale che a marzo 2013 conta quasi 1,8 milioni di imprese, comunque ridotto dalla crisi rispetto al 2008 del -2% (vale a dire in termini di valori assoluti circa 38mila imprese in meno in 5 anni). Un territorio con una forte incidenza di imprese straniere (le imprese straniere pesano sul totale nel nord il 9,4%, contro la media italiana che si attesta a 8,5%) ma con meno giovani che fanno impresa (le imprese giovanili rappresentano il 9% sul totale, contro il 10,3% della media nazionale).

Emerge da elaborazioni dell'Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Registro Imprese, Istat e Eurostat. I dati sono stati diffusi in occasione dell'incontro, tenutosi oggi presso la Camera di commercio di Monza e Brianza, tra il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e il sistema imprenditoriale del territorio.

“Oggi la situazione economica rimane difficile, esiste una logica di preoccupazione forte e diffusa. – ha dichiarato Carlo Edoardo Valli Presidente della Camera di commercio di Monza e Brianza - Dobbiamo essere capaci di dare una prospettiva di crescita, di inaugurare una nuova stagione che abbia come protagonisti i giovani che lavorano e fanno impresa, quei giovani che decidono di spendere la propria vita qui e di non fuggire all'estero.”

Articolo tratto dall'Eco di Bergamo

martedì 23 ottobre 2012

ANCHE LA SINISTRA APRE ALLA SECESSIONE DEL VENETO

Interessante articolo di approfondimento sulla situazione veneta. Una regione produttiva come la Lombardia, che si è stancata di essere tassata per pagare, ad esempio, gli straordinari, fatti nel mese di luglio, degli spalatori di neve a Palermo.


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mercoledì 18 luglio 2012

FORMIGONI: ITALIA CI DANNEGGIA, PAZIENZA AL LIMITE


(ANSA) - MILANO, 18 LUG - ''Il fatto che la Lombardia appartenga all'Italia ci danneggia nelle valutazioni del rating da sempre: questa cosa era accettabile in tempi di vacche grasse ma non in tempi di vacche magrissime''. Cosi' il presidente della Lombardia Roberto Formigoni su Moody's.
''E' bene che il sistema italiano - ha aggiunto chiedendo riforme e costi standard - si renda conto che la nostra pazienza inizia ad avere un limite, la Lombardia non puo' continuare a pagare per tutti: la misura inizia a essere colma''. (ANSA)

sabato 23 giugno 2012

CALABRIA:SPESI 12.000 EURO PER COMPRARE 10 BANDIERE ITALIANE

Come si può apprendere dalle colonne del Corriere della Calabria, il Consiglio Regionale della Calabria presieduto da Francesco Talarico ha acquistato nei giorni scorsi dieci nuove bandiere da posizionare negli uffici più importanti di Palazzo Campanella.
In tutto, le 10 bandiere sono costate alle casse del Consiglio Regionale 12.148 euro, quindi1.248 euro ciascuna, come “si evince dalla determinazione numero 270, datata 11 maggio 2012, e firmata del segretario generale del consiglio regionale Nicola Lopez“, da quanto scrive il Corriere della Calabria.
Appare evidente che, senza queste nuove bandierine, i nostri dirigenti e amministratori non avrebbero potuto sventolare ai quattro venti l’orgoglio dell’appartenenza alla Regione Calabria: adesso i calabresi sono tutti più soddisfatti e, anzi, per emulazione, in molti stanno pensando di acquistare simili bandierine (magari di più piccole dimensioni, per pagarle un pò meno …) da posizionare all’interno delle loro abitazioni per tenere alto il vessillo della Calabria, terra da amare!

venerdì 8 giugno 2012

E' LA LOMBARDIA LA REGIONE PIU' 'TARTASSATA'.

Il carico fiscale più gravoso spetta alla Lombardia: ogni residente di questa Regione versa all'Erario e ai vari livelli di governo locali 12.456. A denunciarlo è la Cgia di Mestre, che ha messo a confronto il gettito fiscale versato dai contribuenti italiani delle 20 Regioni italiane. L'anno di riferimento e' il 2007, ultimo disponibile. Nella classifica, dietro ai lombardi, seguono i residenti della Valle d'Aosta con 11.708 euro e i contribuenti emiliano-romagnoli con 10.716 euro.


Appena fuori dal podio, troviamo il Trentino Alto Adige con 9.854 euro pro capite, il Piemonte con 9.784 euro procapite, il Veneto con 9.507 euro pro capite, e di seguito tutte le altre. Chiudono la classifica i residenti pugliesi con 5.206 euro pro capite, i lucani con 5.182 euro pro capite ed, infine, i calabresi con 4.953 euro pro capite.

La media nazionale si attesta sugli 8.662 euro pro capite: quella del Nord a 10.790 euro pro capite; al centro con 9.454 e al Sud con 5.470 euro pro capite. Insomma, al Sud si paga poco piu' della meta' di quanto versano i residenti del Nord.


''Questi dati -sottolinea Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre- dimostrano come ci sia una corrispondenza lineare tra il gettito fiscale e il livello di reddito. Dove quest' ultimo è più elevato, maggiore è il gettito fiscale versato da questi contribuenti. Infatti, fatto 100 il Pil prodotto a livello nazionale, oltre il 54% viene generato nelle regioni settentrionali e solo il 23,8% nel Mezzogiorno. Una ulteriore conferma di questa tesi emerge dalla lettura dell'andamento della spesa delle famiglie. Fatta 100 la spesa totale, quasi il 52% è realizzata dalle famiglie ubicate nelle regioni del Nord''.

mercoledì 2 maggio 2012

CANICATTì, 1380 CASE E CHIESE FANTASMA CHE NESSUNO HA DENUNCIATO

di LIDIA BARATTA

A Canicattì, in provincia di Agrigento, le case non denunciate al Catasto sono 1380. Tra gli “invisibili”, ci sono molte amministrazioni di fondi di carattere religioso, chiese e congregazioni di frati. E addirittura la «mensa vescovile» della città. E senza accatastamento dell'immobile non si pagano né Imu né tassa sui rifiuti.

Milletrecentottanta immobili fantasma. Tante sono le case non denunciate al Catasto solo nel comune di Canicattì, in provincia di Agrigento. Lo ha scoperto l’Agenzia del territorio attraverso una serie di controlli incrociati anche con le utenze di Enel e Telecom. Tra gli “invisibili” del piccolo centro siciliano, ci sono molte amministrazioni di fondi di carattere religioso, chiese e congregazioni di frati e suore. E addirittura la «mensa vescovile di Agrigento». «Molti evitano di denunciare gli immobili per non pagare l’Ici, ora Imu, e la tassa sui rifiuti», spiega Antonino Pillitteri, geometra dell’Ufficio tecnico abusivismo edilizio del Comune di Canicattì.

In base ai dati della Agenzia del territorio siciliana, le strutture invisibili regionali non denunciate nel 2011 hanno raggiunto quota 136 mila, per una rendita catastale (la base imponibile in base alla quale si calcola l'Imu) evasa che si aggirerebbe intorno ai 150 milioni di euro. In testa c’è proprio la provincia di Agrigento, dove sono stati individuati 28.701 immobili sconosciuti al fisco, seguita da Palermo con 25 mila e Catania con 21.354.

«Mettendo a confronto l’aerofotogrammetria con l’estratto delle mappe a disposizione», continua Pillitteri, «l’ufficio del territorio ha scoperto che esistevano degli immobili laddove non avrebbe dovuto esserci nulla». La procedura prevede che il Catasto dia comunicazione agli interessati perché mettano in regola le strutture. «Ma se le case non vengono regolarizzate entro certi termini», spiega il geometra, «arrivano le multe da pagare nel giro di sessanta giorni». Le sanzioni amministrative partono da un minimo di 400 euro a salire, «a seconda della tipologia immobiliare posseduta».

Tra gli appartamenti fantasma, ci sono numerose amministrazioni di fondi religiosi e anche fondi "laici" come quello di «Graziano di Buccheri» e quello del «principe Trabia di Palermo». Nell’elenco compaiono poi la «curia» e la «mensa vescovile di Agrigento». Oltre a congregazioni di frati e suore e numerose chiese, tra cui quella della «Beata vergine dell’aiuto» e quella di «San Pancrazio di Canicattì». In lista ci sono anche imprese edili e aziende di prodotti tipici. «Alcune di queste», dice Antonino Pillitteri, «potrebbero essere strutture costruite abusivamente».

Certo, nell’elenco con numero di foglio di mappa e relativa particella, «ci possono anche essere degli errori, per questo invitiamo i cittadini a visionare gli elenchi per comunicare eventuali correzioni», precisa Pillitteri. I nominativi dei proprietari e le indicazioni catastali sono disponibili sul sito del Comune di Canicattì. Che nei giorni scorsi ha fatto il boom di contatti. Gli interessati, in maniera comoda da casa, potranno prendere visione degli elenchi e fare richiesta di correzione. O, quanto meno, mettersi in regola e tornare a essere "visibili" per tutti. Soprattuto per il fisco.

venerdì 9 marzo 2012

MOZIONE CONTRO LA REINTRODUZIONE DELL'ICI SULLA PRIMA CASA

Gruppo Consiliare del Consiglio di Zona 9 - Milano
LEGA NORD PER L’INDIPENDENZA
DELLA PADANIA

Milano, 08 marzo 2012


MOZIONE
OGGETTO: "Contro la reintroduzione dell’ICI sulla prima casa prevista dal D.L. 6 dicembre 2011 n.201 del Governo Monti convertito in Legge 22 dicembre 2011 n.214"

PREMESSO CHE:

- l’ICI istituita come imposta straordinaria sugli immobili (ISI) con il Decreto Legislativo n. 504 “Riordino della finanza degli enti territoriali, a norma dell'articolo 4 della Legge 23 ottobre 1992, n. 421”, è stata poi trasformata in una tassa ordinaria;

- fin dalla sua istituzione l’ICI, vera e propria imposizione patrimoniale sulla prima casa, è stata vista come un tributo ingiusto perché colpiva, direttamente, un bene primario;

- con il Decreto-Legge n. 93 del 27 maggio 2008 “Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie” convertito in Legge 24 luglio 2008 n. 126, a decorrere dall’anno 2008, questa tassa è stata eliminata;

- la coalizione di Governo che ha vinto le Elezioni Politiche del 2008 (Lega Nord + PdL) aveva tra i propri obiettivi quello di alleggerire la pressione fiscale sui cittadini, intervenendo anche con provvedimenti che realizzassero l’esenzione totale delle imposte gravanti sulla prima casa;

- il programma elettorale – sottoscritto dalla Lega Nord e dal PdL – per le Politiche del 2008, a pagina 3 (punto 1) recita “Meno tasse: Totale eliminazione dell’ICI sulla prima casa, senza oneri per i Comuni”;

- circa il 90% delle famiglie nel nostro Paese sono proprietarie dell’immobile in cui abitano;

- la casa di abitazione è il luogo dove si svolge la vita familiare e affettiva;

- il Decreto Legislativo n. 23 del 2011 recante “Disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale” all’articolo 8 istituisce, dal 2014, l’IMU (Imposta Municipale Propria) che andrà a sostituire – per la componente immobiliare – l’IRPEF e le addizionali sui redditi relativi ai beni non locati;

- in ogni caso, l’IMU delineata dal Decreto Legislativo sul federalismo fiscale municipale non si applica all’abitazione principale e alle relative pertinenze.


RICORDATO CHE:

- la manovra finanziaria del Governo Monti (cosiddetto Decreto salva-Italia), anticipa al 2012 l’istituzione dell’imposta municipale propria (IMU);

- l’IMU prevista dalla Manovra Monti non è sostitutiva di altre imposte (come previsto dal Decreto legislativo sul federalismo fiscale);

- il 50% degli introiti provenienti dal gettito ICI (IMU) sulla seconda casa e sugli altri immobili (non definibili come abitazione principale) spetterà allo Stato;

- la Manovra Monti contraddice, profondamente, lo spirito federalista e i princìpi contenuti nel Decreto Legislativo n. 23 del 2011 relativo al federalismo fiscale municipale, dato che l’IMU non si applicava alla prima casa e l’intero relativo gettito spettava ai Comuni.


PRESO ATTO CHE:

- la casa – come sosteneva anche il Prof. Miglio, di cui nel mese di agosto 2011 si è celebrato il decennale della scomparsa – è un bene su cui il fisco non deve pretendere nulla, perché costituisce un’estensione fisica e un complemento necessario della persona che la possiede e la usa.


CONSIDERATO CHE:

- la crisi economica ha colpito profondamente le famiglie e le imprese;

- gravare le famiglie di questa nuova IMU, in un momento di così grande difficoltà, non aiuta la ripresa economica ma comporterà una contrazione, ancora più forte, dei consumi a tutto svantaggio della paventata crescita;

- oltre ad un maggior esborso fiscale per i cittadini – a causa della reintroduzione dell’ICI sulla prima casa e del rialzo delle rendite catastali nella misura del 60% –, verranno penalizzati anche i Comuni che avranno minori entrate rispetto a quanto previsto con il Decreto Legislativo n. 23 del 2011 sul federalismo fiscale municipale.


IL CONSIGLIO DI ZONA 9 IMPEGNA LA GIUNTA E IL SINDACO

- a condannare l’intervento del Governo Monti che ha reintrodotto – sotto mentite spoglie – l’ICI sulla prima casa;

- a definire le aliquote in modo tale da ridurre al minimo la tassazione sui cittadini;

- a trasmettere formalmente la presente Mozione ed il verbale di votazione della stessa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Interno, al Ministro degli Affari Regionali e ai Presidenti di Camera e Senato.


Gabriele Luigi Abbiati (Lega Nord per l'Indipendenza della Padania)







venerdì 17 febbraio 2012

MOZIONE CONTRO LA TESORERIA UNICA

Gruppo Consiliare del Consiglio di Zona 9 - Milano
LEGA NORD PER L’INDIPENDENZA
DELLA PADANIA
Milano, 16 febbraio 2012
MOZIONE
OGGETTO: "RICHIESTA DI CANCELLAZIONE DELL’OBBLIGO DI TRASFERIMENTO DELLE DISPONIBILITA’ LIQUIDE DEL COMUNE ALLA TESORERIA STATALE"

PREMESSO CHE:

- Il regime di Tesoreria Comunale riconosce a tutti gli Enti Locali un’adeguata autonomia nel gestire le proprie risorse finanziarie, autonomia dalla quale, se gestita in modo oculato, responsabile e professionale, può derivare anche un incremento delle entrate;

- Il Decreto Legge 24 gennaio 2012, n.1 “Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.19 del 24/01/2012, all’articolo 35, comma 8 e seguenti stabilisce il ripristino della Tesoreria Unica Statale;

- La norma prevede che le tesorerie degli Enti Locali abbiano l’obbligo di versare le disponibilità liquide esigibili (depositate presso le tesorerie comunali alla data di entrata in vigore del decreto) presso la tesoreria statale;

- Il versamento dovrà avvenire per il 50% entro il 29 febbraio 2012 e per la restante quota entro il 16 aprile 2012;

RITENUTO CHE:

- Con il ritorno al vecchio sistema di tesoreria unica, gli Enti Locali non avranno più disponibilità diretta delle proprie risorse depositate presso il sistema bancario;

- Il tesoriere di ciascun Ente potrà e dovrà soltanto curare pagamenti e riscossioni, senza però potere gestire la liquidità dell’Ente, secondo le disposizioni e le decisioni di quest’ultimo;

- Ciò è una grave limitazione dell’autonomia degli Enti Locali così privati di un importante strumento di gestione finanziaria che è risultata ampiamente vantaggiosa per le casse pubbliche negli ultimi anni;

- Per i Comuni ciò comporterà elasticità di cassa drasticamente ridotte, e soprattutto vantaggi finanziari più bassi e non contrattabili: il servizio e i relativi interessi, infatti, non potranno più essere messi a gara tra gli istituti di credito;

- Per i municipi che avessero investito le loro risorse, la legge stabilisce che «Gli eventuali investimenti finanziari sono smobilizzati»

CONSIDERATO CHE:

- La norma in questione appare incostituzionale in quanto lesiva del principio di autonomia finanziaria riconosciuto agli Enti Locali dalla Costituzione e del principio di sussidiarietà;

- L’Ifel, il centro studi dell'Anci, valuta in circa 8,6 miliardi di euro all'anno, fino a tutto il 2014, il drenaggio di risorse dagli enti locali a Roma;

- Anche il mondo delle Imprese esprime le proprie perplessità sulla Tesoreria Unica Statale dicendosi preoccupato per gli effetti peggiorativi che si otterranno unificando ed allontanando geograficamente la tesoreria, in termini di velocità nei pagamenti (fonte ANCE Veneto);
IL CONSIGLIO DI ZONA 9

- Esprime la propria ferma contrarietà al trasferimento delle disponibilità liquide del Comune di Milano alla Tesoreria Unica Statale;

- Impegna il Sindaco e la Giunta del Comune di Milano a trasmettere il presente documento ai Parlamentari del territorio e al Governo per richiedere l’eliminazione dell’obbligo di versamento alla Tesoreria Unica Statale delle disponibilità attualmente in capo agli Enti Locali, così come previsto all’articolo 35, comma 8 e seguenti del DL 24 gennaio 2012, n.1.


Gabriele Luigi Abbiati (Lega Nord per l'Indipendenza della Padania)